Compleanno e Gita!

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Mamma e Papa’ mi hanno organizzato una bella festa in giardino con tutti i miei amici che mi hanno fatto tanti regali bellissimi!!

festaaaa!
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Io non stavo molto bene, ma mi sono divertita ugualmente…
39 di febbre!

E quando finalmente sono guarita, Mamma e Papa’ mi hanno portato in gita!
Siamo andati nel palazzo ‘alto alto‘ che tocca la nuvoletta Olga, da dove si vedono le persone ‘piccolepiccoline che guidano le macchinine‘!
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La stessa strada. Un’altra me

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Annalisa Monfreda
Mio padre mi ama. Mi ha regalato quest’articolo tratto da Donna Moderna.
(Facendo click sull’immagine si ingrandisce per poterlo leggere).
Una donna che usa i viaggi in auto da pendolare per vivere tempo di qualità con se stessa.
Lo ha scannerizzato e me lo inviato via mail, con la didascalia

“Ti ho immaginato………..”.

Mi sono immaginata anch’io. E scrivo di getto.

Ciao papà, tutto verissimo. Io sono così. Anche così. Sono anche LEI, la donna che scrive di sè nell’articolo.
O meglio, ero così nella mia vita prima di Greta.
Andavo e tornavo in auto al lavoro e a casa, spessissimo da sola con il marito in scooter o con un’altra auto e altri orari.
Eravamo più ricchi prima e ci concedevamo anche il lusso dello stesso tragitto con due mezzi diversi.
O forse lui faceva orari di lavoro decenti e io quasi mai. Quasi mai sotto le 10-11 ore al giorno di ufficio e divertimento e fatica e passione e delirio.
Ma torniamo al viaggio in auto da sola.
Radio, poca. E quasi mai parlata. Mi stanca e mi annoia da sempre. Parlo già troppo io. E mi stufo di sentirmi nelle orecchie. Figuriamoci ascoltare gli altri, ciarlieri di mestiere.
A volte musica da cantare a squarciagola a finestrini abbassati e mano che spazzolava il vento fuori d’estate.
Spesso musica UNZ UNZ grezza e rozza da discoteca che mi mette però sempre di buon umore e mi riempie in fondo la bocca di nostalgia dei bei tempi della discoteca.
Che poi io in discoteca in fondo ci sono sempre andata poco. Solo un tempo con il mio ex fidanzato deejay, in un’altra era geleogica. Gli Anni 80.
Ma la cosa più bella che ho sempre fatto in auto e che ora mi manca tantissimo sono le lunghe telefonate a mamma che secondo me non ne poteva più di starmi a sentire, ma che mi stava comunque sempre a sentire. E accidenti che mi avesse mai detto “ma basta! dici sempre di lavorare troppo, essere stanca e di volere un bimbo ma che… lavori troppo, sei stanca e che vuoi un bimbo. E capirai prima o poi che se lavori troppo e sei stanca il bimbo non arriverà?!”.
Mamma in realtà credo che tutto ciò me lo abbia detto tante volte, ma che io non ascoltavo davvero la sua voce. Ascoltavo la mia paura di sentire quelle parole. Quella logica, detta FUORI da me. Ascoltavo quella voce e quelle parole brutali che bruciavano fitte nella mia gola strozzata ogni volta che la mia giornata mi lasciava tramortita di rabbia e paura sul sedile della mia auto tornando a casa. Con il grembo sterile e la voglia di essere piena non solo di parole e di strozzi in gola, ma anche di vita e di qualcuno a cui affidare il senso di tutta quella fatica. Fatica di vivere in una città sterile. Profondamente sterile. Come le parole vane di chi lavora a cose che non salvano nessuno. Che non salvano il mondo. Ma con un’energia negativa e una rabbia fintamente e vanamente produttiva di risultati in fondo vuoti di significato di un lavoro che, se ci penso, non mette neanche un mattone nel mondo. Lavoro che io amo da matti e che mi appassiona inspiegabilmente ogni giorno.
I soliloqui di allora che si alternavano a telefonate piene di calore di famiglia lontana erano sempre progetti, rimproveri a me stessa per i ritardi del mio tempo e della mia vita, di indulgenze per i risultati raggiunti e di forza volitiva da dedicare a quelli ancora da pianificare e… tanta voglia di fare una volta di meno quella strada di ogni giorno, guidata alla cieca, quasi come treno su binari e scambi.
Voglia di più tempo libero per organizzare viaggi su strade lontane, non lucide di pioggia, non grigie di nebbia, non buie troppo presto di sera ma colorate e sconosciute, dove le parole hanno un senso forse perchè dette in una lingua che non so parlare ma che amo udire, in una lingua che per questo è musica nelle mie orecchie, perchè suona e non parla.
Finalmente un pò di silenzio in quelle strade lontane. Il MIO silenzio. E finalmente ascolto. E taccio. E’ anche questo per me il viaggio in posti lontani. Riposo. Interiore.

Ma ora sono viva e felice.
La voce che sento nella mia auto ora è dolce, squilla come cristallo e dice “mamma, ancoLa”.
E il silenzio non serve più. La felicità è anche la strada sui binari. E’ anche la pioggia, la nebbia, la sera che arriva troppo presto.
Le tante telefonate non ci sono più come prima, ma i pensieri e l’amore per il mondo nella mia testa, nella mia gola, nella mia vita sono esplosi. Invadono tutto e tutti. Anche gli amori lontani.
Anche nel mio silenzio. Che non parla. Tace. E ascolta.
Finalmente ascolta.

 

Ps Scriverò all’autrice dell’articolo per segnalarle questo mio post e ringraziarla dello spunto di riflessione.

Stoccolma. Again

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Stamattina c’è traffico.
Si, di passeggini per l’ascensore che dal binario della metro porta in superficie!
Pensate un po’: non devi fare la caccia al tesoro per trovarla, funziona, porta su 2 passeggini alla volta e NON puzza di pipì.

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Parco di Pippi Calzelunge: parcheggio per passeggini. Non legati, pieni di roba e gratuito. Nessuno si sognerebbe mai di toccarne uno non suo.

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Ah, papà e Greta sono ormai e finalmente in completa simbiosi amorosa!
Lei lo cerca molto, lo chiama orgogliosa per fargli vedere i suoi risultati e dice finalmente PAPÀ (e non più MEMME).

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Princesa

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Prima settimana estiva in Spagna, Costa Blanca.

La casa sulla scogliera ha un panorama mozzafiato e una fantastica brezza quasi tutto il tempo.
Sole e temperatura ideale.
Grazie nonna! ❤️20140729-073421-27261924.jpg
Qui le spiagge alle 10 del mattino sono come in Italia alle 8: deserte e tutte per noi.
Gli orari spagnoli sono perfetti per me e la mamma che mattiniere non siamo.
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Mi piace moltissimo andare al mare (bebe) a fare il bagno (ciaf ciaf), giocare con gli altri bambini (pimpiii) con la palla (paaaapa) a calcio (gogoooll) e con la sabbia (jaja).
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Nota per i viaggiatori e per il Ministro del Turismo italiani: le spiagge libere qui non sono sinonimo di abbandonate a loro stesse né merce rara.
Vengono pulite tutte le mattine, hanno zero barriere architettoniche, l’assistenza bagnanti tutto il giorno, servizi igienici, lava piedi e parcheggio gratuiti (e senza abusivi).
Ombrellone e sdraio costano solo 5€ al giorno.
I turisti sono tantissimi e si fermano settimane, mesi, anni!

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Giovedì siamo andate al mercadillo di Javea alta.
Frutta e verdura locale a prezzi ottimi.
Parcheggio sotterraneo con carrellino porta spesa gratuito in dotazione, bagno con nursery e a 2 isolati dal centro storico che abbiamo visitato subito dopo gli acquisti.
Di bianco vestita, pronta per le tapas del pranzo.

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Un tramonto in riva al mare e cena con degli amici speciali a Moraira hanno completato una settimana fantastica.
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Come dice la mia abuela Annamaria, chiamatemi Princesa! 👑

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All’ingrasso

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E si. Si vede a occhio nudo che potrebbe stare meglio e che ora è sciupata, vero?!

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Nonostante gli abbondanti pasti autosvezzanti* e le poppate che le tante ore al mare le stimolano, i rotolini sulle cosce, braccia e panciotta sblusata…
Qui nel profondo Sud c’è chi continua a sostenere che la bimba dovrebbe mangiare di più, più proteine, meno robe “da niente” (tipo bietole, pomodori, ortaggi ecc.) e magari mettere un po’ di ciccia anche sulla schiena 😳

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L’amore di chi parla mi fa perdonare, ma proprio non capisco perché, nonostante l’alto numero di adulti e bambini sovrappeso che ci circondano in spiaggia, si continui ad avere la convinzione che i bimbi vadano riempiti e non nutriti!

* Ve ne parlerò presto 😉

Sabbia. Ma anche no

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Prima volta in spiaggia in versione balneare.
Sono con la mamma e l’ormai inseparabile maglietta con il maoooooo

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Ma cos’è questa roba fastidiosa che mi sporca le manine, mi nasconde i piedini e che non è buona da mangiare?! Non mi piace per niente 😡
Mamma dice che si chiama sabbia e che ci posso fare tanti giochi. Persino dei castelli.
La solita esagerata!

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Non voglio andare via. Voglio stare ancora nell’acqua a fare ciaff ciaff
Però… Ragazzi che stanchezza!

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Nota della mamma: i coppetti di plastica colorata sono fantastici! Sono impilabili, hanno buchini diversi per far passare l’acqua, hanno disegni in rilievo per giocare con la sabbia, sono leggeri e ci seguono ormai ovunque. Greta ci gioca per ore. Duttili, economici e straconsigliati! 😉